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Come promesso torniamo a parlare di approccio Bioclimatico con uno degli argomenti più ostici, il vento.
La sua caratteristica principale è quella di essere difficilmente prevedibile ma ogni buon progettista deve conoscere al meglio il modo di sfruttare le possibilità che questo offre.
Ma scendiamo nello specifico e iniziamo a conoscerlo per capire come implementarlo nella progettazione Bioclimatica.

Vento

Il vento è un movimento di aria
da una zona di alta pressione a una zona di bassa pressione.

In genere, definiamo “vento” le correnti orizzontali, mentre quelle verticali sono definite “correnti convettive” e queste ultime si verificano a causa dell’instabilità atmosferica.
Tuttavia, dal momento che le correnti convettive si generano ad alta quota per effetto di sbalzi di temperatura o pressione, quelle che dobbiamo conoscere nel dettaglio ai fini dei nostri studi bioclimatici di un sito sono i venti.
Questi si classificano in:

venti costanti, che soffiano tutto l’anno nella stessa direzione, senza mai cambiarla. Sono venti appartenenti a questa specifica tipologia gli Alisei, i venti extra-tropicali, i venti occidentali e i venti polari;

venti periodici, sono quelli che invertono periodicamente il loro verso.
I Monsoni ad esempio, soffiano dall’Oceano Indiano verso la terraferma nel periodo tra aprile e ottobre e nel periodo invernale, invece, cambiano direzione soffiando in direzione dell’oceano, fino a raggiungere le coste dell’Africa orientale. Fanno parte di questa tipologia di venti anche le Brezze e gli Etesi;

Vento

venti locali, sono venti tipici delle zone temperate e soffiano in modo irregolare.
Per la loro catalogazione si fa riferimento alla rosa dei venti. È importante fare una distinzione tra: venti regnanti, ovvero che soffiano per almeno il 50% dell’anno; e venti dominanti, che soffiano a una velocità di almeno 20 m/s. Quando i venti sono sia regnanti che dominanti vengono chiamati “prevalenti”.
Al giorno d’oggi abbiamo a disposizione diversi strumenti per la loro misurazioni, tuttavia i dati di cui abbiamo bisogno sono facilmente reperibili online; esiste infatti una notevole quantità di siti internet che forniscono queste informazioni in maniera totalmente gratuita e con un alto livello di attendibilità.
Le fonti di questi dati sono delle stazioni meteo che ormai si trovano disseminate un po’ ovunque e compiono delle rilevazioni annuali e costanti, rendendo possibile delineare un quadro dettagliato della situazione del vento nella nostra area di progetto.

I venti risultano essere un argomento ostico, dal momento che il loro rapporto con il progetto è assai singolare: infatti, i venti devono essere sì schermati per rallentarne la corsa, ma anche convogliati all’interno dell’edificio. Difatti, questi sono la principale fonte di ventilazione all’interno degli ambienti costruiti.

Definiamo ventilazione il processo attraverso il quale
l’aria, pulita e controllata, viene immessa all’interno degli ambienti
per il ricambio
, in modo da sostituire l’aria vecchia con la nuova
per rimuovere inquinanti di natura chimica, fisica e biologica.

Possiamo suddividere la ventilazioni in tre diverse tipologie:

ventilazione naturale, il più antico e sano modo di ventilare gli ambienti, ovvero attraverso processi totalmente naturali. Esempi di questa buona prassi sono la costruzione delle torri del vento a Kharga o le mashrabiya delle case nei paesi Arabi. Questi sistemi rivelano un’attenzione già in fase di progettazione all’incanalamento del vento all’interno degli ambienti.

Vento
La mashrabiya è un pannello traforato, solitamente in legno,
che ha la principale funzione di lasciar passare l’aria.
Favorisce, quindi, la ventilazione e riducendo al minimo la quantità di radiazione solare,
diffondendo in maniera abbastanza uniforme la luce nell’ambiente.
La mashrabiya inoltre è un particolare sistema che permette di osservare all’esterno senza essere visti.

I sistemi di ventilazione naturale vengono spesso accostati a piscine, fontane o vasche d’acqua in generale per riprodurre il fenomeno del raffrescamento passivo evaporativo, ovvero un sistema di raffrescamento che sfrutta il fenomeno di evaporazione dell’acqua per rinfrescare l’aria, che, contenendo microparticelle di acqua, subisce un abbattimento della sua temperatura.

ventilazione meccanica, con l’ausilio di appositi impianti viene controllata meccanicamente e digitalmente la quantità di aria immessa in un ambiente;

ventilazione ibrida, il risultato di elementi naturali e artificiali che concorrono a creare il giusto comfort termico all’interno della struttura.
Questi impianti sono principalmente di due tipi: impianti a immissione naturale con estrazione forzata dell’aria e impianti a immissione controllata ed estrazione con effetto camino.

Attualmente in Italia, l’unica normativa che si occupa dell’aria, più specificamente della ventilazione è la norma UNI 10339/1995. Tale normativa tratta solamente i sistemi di ventilazione meccanica, infatti, fornisce indicazioni in merito alla classificazione e la definizione dei requisiti minimi degli impianti e ai valori delle grandezze di riferimento durante il funzionamento degli stessi.

Grazie allo studio del vento nel sito di progetto durante tutto l’anno è possibile
prevedere la migliore esposizione per gli ambienti della futura casa.

Dobbiamo quindi imparare a studiare il vento per poter mettere in atto un progetto consapevole di ventilazione degli ambienti in modo tale da offrire al cliente, o comunque a noi stessi, non solo un progetto di qualità architettonica ma anche di qualità tecnica.

L’aria e la ventilazione: come sfruttare il vento per rinfrescare gli ambienti
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